Nel precedente articolo ho parlato dell’importanza del sistema immunitario nell’instaurarsi della gravidanza (leggi qui), anticipando l’importanza del pannello trombofilitico come esame fondamentale per evidenziare problematiche correlate con la coagulazione, spesso indotte anche dalle citochine pro-infiammatorie (tipo Th1), determinando complicazioni e fallimenti della gravidanza o dei percorsi di PMA.

In questo articolo ho deciso di richiedere l’intervento della Dott.ssa Marivita Galeota, biologa specialista in Patologia Clinica e con Master in Medicina, Chirurgia e Biologia della Riproduzione, la ringrazio per la sua collaborazione e vi riporto il suo intervento:

Cosa sono gli anticorpi anti-fosfolipidi?

Gli anticorpi anti-fosfolipidi (APA) appartengono ad un gruppo eterogeneo di autoanticorpi (anticorpi prodotti contro l’organismo stesso) diretti contro glicoproteine*un connubio tra proteine e zuccheri* legate a fosfolipidi anionici, ossia fosfolipidi a carica negativa.

Gli anticorpi si distinguono in 3 differenti tipologie: IgG, IgM e IgA e generalmente gli anticorpi anti-fosfolipidi sono IgG e IgM, occasionalmente IgA.

Globuli rossi nel circolo sanguigno

Ma cosa sono precisamente i fosfolipidi?

I fosfolipidi sono molecole organiche appartenenti alla classe dei lipidi *ossia i grassi che compongono le nostre cellule* e sono indispensabili per l’architettura delle membrane cellulari, per la formazione di lipoproteine *un connubio tra proteine e lipidi* e nei processi di coagulazione del sangue. (Adesso è chiaro il motivo per cui i grassi sono importanti nella nostra alimentazione: leggi qui)

In particolare, i fattori vitamina K-dipendenti della coagulazione (Fattore VII, Fattore IX, Fattore X e protrombina o Fattore II) devono legarsi ai fosfolipidi anionici, presenti sulle superfici cellulari, per svolgere al meglio le proprie funzioni pro-coagulanti, ossia a favore della coagulazione del sangue.

Le superfici cellulari coinvolte nei processi emostatici, ossia che promuovono la coagulazione, sono:

  • Cellule endoteliali, che costituiscono le pareti dei vasi sanguigni;
  • Piastrine
I globuli rossi hanno la forma di “orecchiette” o pedine da dama

In quali situazioni si riscontra la presenza di anticorpi anti-fosfolipidi?

Gli anticorpi anti-fosfolipidi (APA) si possono riscontrare:

  • nelle malattie autoimmunitarie (di cui ho parlato qui), specie in quelle sistemiche come Lupus Eritematoso Sistemico (20-60%);
  • in seguito all’assunzione di alcuni farmaci;
  • in seguito ad infezioni;
  • in forma isolata nei soggetti sani, senza causa apparente.

Inoltre esistono diverse glicoproteine che legano i fosfolipidi anionici sulle superfici cellulari, ma quelle maggiormente coinvolte in fenomeni autoimmunitari sono la Protrombina e la β 2 –Glicoproteina I.

Queste due glicoproteine sono correlate allo sviluppo di due tipi di APA, ossia il Lupus Anticoagulant (LAC) e l’Anticorpo anti-cardiolipina (ACA).

Il Lupus Anticoagulant (LAC) prende questo nome perché rilevato in pazienti con Lupus Eritematoso Sistemico e in vitro ha un effetto anticoagulante, rilevabile in laboratorio con PTT prolungato (Tempo di Tromboplastina Parziale). Generalmente, LAC si lega alla protrombina o Fattore II.

L’anticorpo anti-cardiolipina (ACA) prende il nome dal fosfolipide anionico cardiolipina, principale costituente della membrana mitocondriale (i mitocondri sono le nostre centrali energetiche!).

Quando si parla di Sindrome da Anticorpi anti-fosfolipidi?

Si parla di Sindrome da Anticorpi anti-fosfolipidi quando il paziente presenta APA insieme ad un quadro clinico caratterizzato da:

  • Trombosi arteriosa e/o venosa e del microcircolo;

  • Aborti ripetuti, solitamente entro la decima settimana di gestazione;

  • Emorragie solo in presenza di marcata trombocitopenia (raro).

I globuli rossi si addensano formando trombi o coaguli

I meccanismi che favoriscono le trombosi, da parte degli APA, sono:

  • attivazione delle cellule endoteliali e dei monociti, riducendo la produzione di sostanze non trombogeniche (es. prostaciclina) e favorendo la secrezione endoteliale di attivatori della coagulazione
    (Tissue Factor);

  • attivazione piastrinica e formazione di trombi;

  • riduzione dell’attività anticoagulante della Proteina C attivata, che in condizioni fisiologiche controlla l’estensione del coagulo cooperando con la Proteina S;

  • inibizione della fibrinolisi, processo fisiologico deputato allo scioglimento della fitta rete di fibrina che imbriglia tutte le piastrine coinvolte nella formazione del coagulo.

Le glicoproteine sono importanti per il mantenimento della gravidanza

La β 2 –glicoproteina I gioca un ruolo importante durante la gravidanza, poiché essa è espressa sulle cellule endoteliali della placenta *ossia dei vasi sanguigni della placenta* e sulle membrane cellulari del trofoblasto *ossia quel tessuto che circonda la blastocisti e dal quale ha origine la stessa placenta ed altri annessi embrionali*. Queste cellule, pertanto, diventano
bersaglio per gli APA, in particolare per ACA, in donne in gravidanza affette da Sindrome da APA.

Gli ACA in gravidanza possono causare:

  • vasculopatia deciduale per danni endoteliali;

  • trombosi placentare e infarto;

  • riduzione della secrezione di Beta hCG;

  • difetti di impianto della blastocisti.

Un altro bersaglio per gli APA è l’Annessina V, una glicoproteina con
proprietà anticoagulante che lega i fosfolipidi anionici espressi dal trofoblasto e dalle cellule endoteliali della placenta.

Gli anticorpi anti-annessina V possono essere predittivi del
rischio abortivo in donne con Sindrome da APA o con altre patologie autoimmuni e possono avere anche un ruolo nei casi di insuccesso delle tecniche di procreazione assistita (PMA).

Il laboratorio e il patologo clinico

E’ importante sottolineare il ruolo del laboratorio nella diagnosi della Sindrome da APA. In ragione dei segni e sintomi e della storia clinica del paziente, il medico può prescrivere inizialmente un Test di Screening dell’emostasi:

  • PTT, Tempo di Tromboplastina Parziale;

  • PT, Tempo di Protrombina.

PTT e PT misurano il tempo necessario alla formazione di un coagulo e sono espressi in secondi.

Un loro prolungamento, oltre il range di normalità, indica un rallentamento nel processo di formazione del coagulo.
Perciò, il processo emostatico è rallentato. Quindi, se il Test di Screening risulta prolungato ed è escluso l’uso di farmaci anticoagulanti, si passa al Test della Miscela per capire se il prolungamento del test precedente sia
dovuto a:

  • una carenza fattoriale, ossia alla carenza o assenza di uno dei fattori plasmatici della cascata coagulativa (es. carenza di Fattore VIII);

  • presenza di un inibitore fattore-specifico (es. anticorpo anti-Fattore VIII);

  • presenza di un inibitore aspecifico come LAC.

Se il Test della Miscela esclude la presenza sia di una carenza fattoriale sia di inibitori fattore-specifici, si passa al Test del LAC (DRVVT e Test di conferma aPTT-like) e Test ELISA per la ricerca di anticorpi anti-
cardiolipina. Il Test ELISA è un dosaggio “immunoenzimatico” *ossia che utilizza anticorpi creati in laboratorio* utilizzato per ricercare e dosare la presenza di una specifica sostanza (antigene, aptene o anticorpo) nel campione in esame.

In caso di positività a LAC e/o ACA, si consiglia di ripetere gli stessi esami nel tempo per osservare se la loro presenza sia persistente o momentanea.

Esiste una terapia per la Sindrome da APA?

L’unica terapia per la Sindrome da APA è basata sull’uso di anticoagulanti come aspirina e eparina. Le donne con Sindrome da APA possono avere gravidanze, ma devono essere monitorate costantemente e sottoposte
a terapia anticoagulante, senza effetti teratogeni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *