Molte mie pazienti, prima di decidere di affidarsi a me e alle mie conoscenze dal punto di vista professionale, si sono imbattute in molte informazioni che circolano sul web in relazione all’alimentazione e alla fertilità. In particolare l’avocado è considerato come il frutto della fertilità ma ci tengo sempre a precisare quanto sia importante considerare non il singolo alimento ma il suo inserimento, e la frequenza di consumo, all’interno di un piano alimentare personalizzato e calibrato sulla propria storia clinica (leggi qui).

L’alimentazione della donna ha sicuramente un impatto importante sulla fertilità, sullo sviluppo fetale e sul latte materno, una delle raccomandazioni più frequenti è quella di garantire il giusto apporto e consumo di frutta e verdura giornaliero pari a 2 porzioni per la frutta e 3 porzioni per la verdura. Naturalmente non tutta la frutta e la verdura è indicata per qualsiasi persona, in alcuni casi la verdura può incrementare sintomi a carico dell’intestino (di cui ho parlato qui) o la frutta può alterare, in alte dosi, l’equilibrio glicemico (ne ho parlato qui e qui).

Perchè l’avocado è considerato così importante?

L’avocado è considerato molto importante per la fertilità soprattutto per l’alto contenuto di acidi grassi monoinsaturi (MUFA), circa 13.3 g per frutto pari a 136 g, (di cui ho parlato anche qui) necessari per la produzione degli ormoni steroidei a partire dal colesterolo (ricordate l’origine degli ormoni? leggi qui) e di fibra (importante per la gestione dei picchi e cali glicemici).

Inoltre l’avocado contiene anche buoni livelli di vitamine e micronutrienti importanti per la fertilità come:

  • La Vitamina C, antiossidante e fondamentale per il supporto del sistema immunitario (ne ho parlato qui), 12 mg per un frutto;
  • L’acido folico o folato o Vitamina B9 fondamentale per chi ha la mutazione MTHFR, necessario per la prevenzione della spina bifida nel nascituro e per l’integrità del DNA sia spermatico che ovocitario, 121mg per un frutto ;
  • La Vitamina E o alfa-tocoferolo, necessaria per la qualità ovocitaria e durante la stimolazione ovarica (ne ho parlato qui), è presente in una quantità di 2.7 mg per frutto;
  • Il Potassio con un contenuto molto alto pari a 690 mg per frutto.

Analizziamo ciascun componente e i suoi effetti sulla fertilità:

Acidi grassi monoinsaturi (MUFA): Uno studio importante, e alla base degli studi condotti sulla connessione tra alimentazione e fertilità, ha analizzato 18500 donne (quanto maggiore è il numero di soggetti studiati in uno studio maggiore è la sua importanza) valutando una riduzione del rischio di infertilità ovulatoria con l’inserimento del 2% di energia da MUFA non industrializzati e riducendo il consumo di acidi grassi trans insaturi. Inoltre i MUFA sono in grado di ridurre uno stato infiammatorio (spesso caratterizzante patologie autoimmunitarie, endometriosi, PCOS o infezioni) grazie alla capacità di legarsi a recettori specifici e coinvolti nel processo infiammatorio ossia i PPAR gamma (di cui parlerò in seguito).

Acido folico: nutriente fondamentale, proveniente non solo dall’integrazione (pari a 400 ug in fase preconcezionale e 600 ug durante la gravidanza) ma anche dall’alimentazione, coinvolto in numerosi processi cellulari essenziali, come la sintesi del DNA, la formazione di nuovi tessuti, come quelli embrionali e annessi (sviluppo della placenta, del feto, incremento dei globuli rossi). Gli alimenti, e alcune tipologie di integratori, forniscono la forma inattiva ossia acido folico: legumi come i fagioli, verdura a foglia, crucifere come cavolo, cavolfiore, broccoli, cime, rape e l’avocado. La forma inattiva ossia l’acido folico viene attivata nel corpo in folato, ma molto spesso il complesso necessario per l’attivazione può “non funzionare” o funziona al 50 % in presenza della mutazione MTHFR A1298C o C667T.

Fibre: si distinguono in solubili e non solubili, sono necessarie per ridurre i famosi picchi e cali glicemici e insulinemici (leggi qui) che derivano dal consumo di zuccheri raffinati o carboidrati semplici e carboidrati complessi, riducendo il rischio di pre-eclampsia, costipazione cronica, diabete di tipo II, ipertensione e riducendo gli effetti dell’insulina sul peggioramento della qualità ovocitaria (leggi qui). Tuttavia la fibra è spesso definita anche “anti-nutriente” in quanto inibisce l’assorbimento di alcuni nutrienti e non è indicata per alcune condizioni specifiche, come problematiche intestinali e di malassorbimento.

Come consumare l’avocado?

Trovate tante belle ricette qui: nella sezione dedicata e per le mie pazienti nei loro piani alimentari personalizzati!



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