Nel precedente articolo vi ho accennato le varie componenti dell’ovocita, o cellula uovo femminile, e come l’alimentazione possa influire sul suo metabolismo e di conseguenza anche sulla sua qualità (leggi qui e qui).

Tuttavia in occasione del progetto social Onda Rosa, io e l’embriologa FertiMami abbiamo deciso di unire le nostre competenze per informarvi sulla struttura del liquido follicolare, secondo l’embriologia, e nell’articolo che seguirà sull’azione dell’alimentazione sulla composizione nutrizionale del liquido follicolare.

Cos’è il liquido o fluido follicolare?

Il fluido follicolare è il liquido contenuto nel follicolo in cui l’ovulo cresce e viene prodotto dalle cellule della teca del follicolo stesso.

Liquido follicolare in cui galleggia l’ovocita

Quando una donna si sottopone ad una stimolazione ovarica (leggi qui), nel suo ovaio crescono tutti (o quasi) i follicoli presenti in quel momento. Il ginecologo prescrive i medicinali e le dosi che ritiene opportuni per quella paziente. La stimolazione dura circa 10 giorni e durante questo periodo la paziente oltre ad utilizzare i medicinali indicati (ogni giorno), dovrà fare alcuni controlli ecografici proprio per indicare al medico come sta andando la stimolazione. Le dosi e i medicinali verranno modificati in base alla crescita follicolare. Quando si ritiene che i follicoli abbiamo raggiunto le dimensioni corrette per poter effettuare il prelievo, si passa al pick-up, 36 ore dopo della somministrazione dell’hCG che provoca la maturazione finale degli ovociti contenuti nei follicoli.

Pick up o prelievo degli ovociti

Questo procedimento, in anestesia, permette il prelievo di tutti i follicoli cresciuti.

Il liquido aspirato per via transvaginale e sotto guida ecografica viene inserito in provette da portare in laboratorio.

L’embriologo osserverà con attenzione il fluido follicolare attraverso un microscopio per poter:

Il liquido aspirato viene analizzato al microscopio

-visualizzare i vari complessi cumulo-corona-ovocita provenienti da quei follicoli

-prelevarli e spostarli in un terreno di coltura adatto

-analizzare le caratteristiche che presentano

L’embriologo visualizza la maturazione dell’ovocita

La prima cosa che il biologo osserva è l’aspetto del complesso cellulare per poter capire se all’interno l’ovulo possa essere maturo. Un complesso scuro e compatto può indicare la presenza di un ovocita immaturo, mentre un cumulo chiaro ed espanso indica un ovulo maturo all’interno. L’aspetto è però solo un indicatore, non sempre c’è una diretta correlazione.

L’unica maniera per poter conoscere la maturità degli ovuli prelevati è osservarli quando sono decoronizzati (denudati), cioè dopo aver rimosso tutte quelle cellule che rivestono l’ovulo: cellule della granulosa. Questo procedimento solo si utilizza quando si sceglie la fecondazione tramite ICSI (Iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo)

ICSI o Iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo

La classificazione degli ovociti

In seguito, gli ovuli o ovociti vengonoclassificati come:

VGvescicola germinale (stadio molto immaturo)

MImetafase I (stadio immaturo)

MIImetafase II (stadio maturo)

Il processo di maturazione dell’ovocita

Il processo di maturazione ovocitaria comprende cambi sia a livello del citoplasma che del nucleo, ma a volte capita che ovuli MII cioè maturi da un punto di vista genetico (nucleo) e quindi pronti per essere fecondati presentino a livello esteriore (citoplasma) dei “difetti” cioè delle caratteristiche che possono compromettere lo sviluppo del futuro embrione. Questi ovuli vengono quindi definiti di scarsa qualità in quanto riducono le probabilità di fecondazione e di sviluppo embrionale. Il compito del biologo sarà osservare attentamente le caratteristiche di ciascuno e stabilire cosa fare in base alla coorte di ovuli che ha a disposizione.

Nonostante si abbiamo delle linee guida generali comuni, ogni laboratorio lavora a modo suo, quindi decide se voler micro-iniettare (ICSI) uno spermatozoo anche negli ovuli con quelle caratteristiche morfologiche “anormali” oppure non considerarli adeguati per la ICSI.

Le caratteristiche sfavorevoli che definiscono un’ovocita

Secondo i criteri seguiti da ASEBIR ed ESHRE, le caratteristiche che vengono definite come sfavorevoli sono:

-aggregazione del reticolo endoplasmatico liscio

-granulosità centrale del citoplasma

-primo corpuscolo polare gigante

-presenza di più vacuoli

-dimensione eccessiva dell’ovulo

La presenza di una o più di queste caratteristiche in un ovulo potrebbe compromettere la fecondazione, lo sviluppo dell’embrione e il suo potenziale d’impianto. Per questo l’ambiente in cui cresce l’ovocita è molto importante. Infatti la qualità ovocitaria non è influenzata unicamente dal DNA ovocitario, ma anche dal microambiente proveniente dall’ovario e dal follicolo preovulatorio in cui l’ovulo stesso cresce (fluido follicolare).

La giusta preparazione nel periodo che precede il pick-up, mediante alimentazione ed integrazione, fa sì che gli ovuli prelevati abbiano una migliore qualità morfologica, evitando la presenza di quelle caratteristiche deleterie per l’ovulo stesso, ed aumentando così anche le probabilità di fecondazione, sviluppo ed impianto degli embrioni formati.

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