La nostra alimentazione influisce sugli ormoni

Il legame tra l’alimentazione e gli ormoni è spesso sottovalutato, gran parte della nostra alimentazione influisce sull’assetto ormonale, soprattutto nella donna. Come già visto nel caso specifico della Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), la prima terapia per riequilibrare l’assetto ormonale è quella alimentare, in particolare vi sono sostanze contenute negli alimenti che hanno il potere di inibire o stimolare la produzione di specifici ormoni. Ad esempio gli zuccheri con l’insulina, la caffeina con il cortisolo, la soia con gli estrogeni e il triptofano, contenuto in molti frutti, con la serotonina, il famoso ormone della felicità.

Alcune sostanze, che interagiscono con gli ormoni, sono presenti negli alimenti in maniera naturale altri invece sono sostanze chimiche definiti xenoestrogeni o disregolatori o interferenti endocrini con una struttura chimica molto eterogena.

Essi sono in grado di interferire e alterare la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi su un organismo sano o sulla progenie.

L’interferente endocrino assomiglia all’ormone legandosi ai recettori specifici, presenti sulle cellule del sistema endocrino, determinando tre differenti risposte: nessuna risposta, incremento o riduzione della risposta.

Questi interferenti si distinguono in:

-ormoni animali e vegetali;

-prodotti di sintesi come farmaci, COV (composti organici volatili), POPs (inquinanti organici persistenti), IPA (idrocarburi policiclici aromatici);

-metalli pesanti: cadmio, piombo, mercurio e arsenico;

Essi sono presenti nell’alimentazione in altre forme

Nella nostra alimentazione sono presenti a causa degli insetticidi e dell’allevamento intensivo, nella cosmesi e nei materiali che noi maneggiamo, come le bottiglie di plastica e i biberon.

L’effetto non è immediato ma a lungo termine, in quanto l’esposizione in varie fasi della vita determina la manifestazione in condizioni particolari con conseguenza l’infertilità.

Tali interferenti endocrini, infatti, hanno principalmente effetti sulla salute riproduttiva e la fertilità, sullo sviluppo manifestandosi con malformazioni congenite, sulla funzionalità tiroidea, sul sistema neuro-comportamentale e sui processi metabolici, come la sindrome metabolica.

Una grande quantità di interferenti endocrini provengono dall’alimentazione che deriva dall’agricoltura. Antiparassitari insetticidi e biocidi alterando la biosintesi degli ormoni tiroidei. Determinando effetti sull’asse ipotalamo-ipofisi-gonade o con un’attività estrogenica e anti-androgenica. In particolare in seguito al consumo di frutta e verdura che contengono tali sostanze sulla loro buccia.

Anche i prodotti di origine industriali contengono tali interferenti endocrini, come i composti fenolici: BPA, presenti in molti materiali in plastica di uso comune, ftalati e PVC con cui un tempo venivano prodotte le bottiglie di plastica, attualmente usato solo per costruire materiali in plastica dura.

Tuttavia le fonti di esposizione sono ovunque:

I Luoghi di lavoro ad esempio, per cui la medicina del lavoro studia e limita i rischi, i prodotti di consumo, tramite cui le normative vigenti limitano il contenuto nei prodotti per la casa e per l’igiene personale, il suolo, l’aria e infine gli alimenti per la presenza di fungicidi e erbicidi. È necessario quindi non solo sbucciare e lavare energeticamente la buccia. A tal proposito vi sono molte sostanze o coloranti che modificano il sapore e il colore che sono attualmente sotto analisi in quanto imputati come interferenti endocrini. Si consiglia dunque di scegliere prodotti che non abbiano etichette nutrizionali molto lunghe.

In conclusione cosa si può fare per limitare le conseguenze? L’assunzione di tali sostanze in molti casi non dipende da noi come per l’inquinamento ambientale. Possiamo intervenire mangiando bene e praticando attività fisica In modo da consentire al nostro organismo di lavorare per eliminare tali sostanze.

Possiamo sbucciare e lavare bene quegli alimenti che sono più inquinati: mele, sedano, pomodorini, cetrioli, uva, pesche, patate, spinaci, fragole, piselli e peperoni. Prediligere gli alimenti meno inquinati: avocado, cavolo, cipolle, asparagi, kiwi, melanzana, patate dolci, ananas.

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